About me: il copy è un fingitore

Il poeta è un fingitore. Finge così completamente
che arriva a fingere che è dolore il dolore che davvero sente…

Fernando Pessoa.


Avendola già nel cuore, questa semplice, definitiva verità, l’ho fatta da sempre mia.
La differenza tra realtà e finzione – da tanti ardentemente inseguita – non è mai stata altrettanto chiara, per me. E tanto meno limpida.

Diciamo anzi che questo confine non l’ho mai avvertito sino in fondo, non riconoscendo a niente e nessuno lo statuto convenzionale di realtà. Figuriamoci quello di finzione.

Questo mi è accaduto da sempre, fin da che ho memoria di me. Il tutto incarnato in un aspetto all’apparenza mite, ma che da sempre custodisce una tensione indomabile verso ogni tipi di dubbio.

Non mi convince ad esempio – né mai lo farà – la cosiddetta concretezza del mondo e dell’esistenza, di cui percepisco ogni giorno di più la parzialità innanzitutto percettiva.

Quanti sensi mai ci mancheranno, anzi, per poter conoscere chi davvero siamo, cosa davvero ci sta intorno?

Rifugio per me certo – quanto per gli occhi altrui impalpabile – questa visione laterale mi ha esposto in ogni istante a un pensiero tangenziale a entrambe le dimensioni, ora sbalzata di qua ora di là.

I miei sensi e i miei sentimenti stanno così là, dove gli pare di stare, indipendentemente dal verso che a volte tento, con presunzione inaudita, dare loro.

Cosa mi resta, di certo?

Quello che ancora oggi sono: una funambola tra due mondi, o tre, o quattro, o quanti essi siano.
Non senza reti, per mia fortuna, riposte tra una piega e l’altra delle parole che ogni giorno enumero. Per diletto e per mestiere.

Perché, nel frattempo, vivo.
E, così facendo, fingo: che vada bene, che vada male, ovunque vada.

Natalia